Apr
26
Inserito da ルッジェーロ il 26 Aprile 2008 Trackback.
Apr
24
Inserito da ルッジェーロ il 24 Aprile 2008 Trackback.
Oggi si celebra la morte della mia coscienza. Oggi il silenzio dei rumori del mondo ha soffocato ogni speranza. Oggi cammino per la città senza veramente uno scopo, sento ogni cosa fermarsi in un attimo eterno di luce e vorrei alzare gli occhi e guardare il mondo ma tutto crolla al suono delle auto che mi corrono ai fianchi, ai suoni emessi dalle persone che mi circondano. Voci che mi ripetono che questa è la realta. Voci che ripetono che questa è la vita. Voci che non sento. Nel riflesso di una pozzanghera ho visto il cielo brillare di stelle, pallide luci lontane. Continuo a camminare, sempre solo nel silenzio di un tramonto, alla fine del mondo.
Apr
23
Inserito da ルッジェーロ il 23 Aprile 2008 Trackback.
E il caldo trasudava da ogni pietra, e sospeso -lunghi e calcificati- K guardava con stupore semianfetaminico la ragnatela di quei pali, di quegli steli che si innestavano nella pietra, sopra, e nella melma nebbiosa della barena, sotto. In realtà dalle pietre arroventate su cui stava non poteva vederli, non vedeva quella miriade d’aghi come conficcati nel terreno da una qualche sarta impazzita, a sostenere pietra e plastica rilucente della Città. Ma li sentiva. E non ne comprendeva la storia. Questo è solo un mio sogno allucinato si diceva rassicurandosi asciugandosi le gocce di sudore-vapore che esalava dalle pietre e dalla sua pelle. La Città. Solo il prodotto di una colossale mente rovinata stagliato su di un cielo di sasso grigio chiaro (ah nemmeno l’ultima guerra ti dicevi l’aveva spazzata via, sta sempre qui ci sono sempre sopra) e conficcata in una orribile distesa e di fango e cementi e metallo dimenticato. (non capisci, non capisco, scivola dalla tua mente che non capisce l’angoscia degli abitanti di un tempo, in lotta contro un mare minaccia, non ricorda si doveva ancora nascere la colossale opera di prolungamento e consolidamento del passato, e il mare poi fuggito). Continuava a non capire, strappato e straziato nella sua febbre acida, guardava una pietra plastificata COMPRA HJD e ora si domanda chi o cosa fosse HJD, e se esistesse ancora, la solita domanda del tipo che sai non avrà mai risposta. E non sarebbe di certo rimasto ad attendere una risposta. La pietra bollente, i segni di innumerevoli mani e la loro impercettibile storia ormai scivolata e obliata nel pozzo oscuro sotto, laggiù. E nulla è definito ed evidente, nella luce accecante che abbaglia e confonde. Ma non dura. Nella notte che immediatamente scendeva e copriva, i mille occhi elettrici che si accendevano, la vibrazione pulsante automatica di pompe d’aria, e sopra tutti il mormorio radio della torre di San Marco, un nome che ha storia ormai dimenticata fra le infinite vie aeree tracciate dal suo continuo emettere, dal suo continuo pulsare. E ancora, a volte, guardava, alzava gli occhi dal suo sogno, dai sogni allucinati e contorti della sua mente, e il cielo era sempre lì, la sua carne liscia luminosa splendente ora in frattaglie luminose, fotoni dispersi. Luce, che scivola e in cui scivolano frazionandosi i recettori visivi dei suoi occhi, liquefazione dell’ immagine, nel fluire nervoso di segnali indecifrabili. E a volte correva rincorreva stringeva fra le mani i serpenti di luce al neon aggrovigliati fra loro in parole espressioni confuse, strisciava con loro frastornato trascinato nella loro folle danza sui ponti sospesi nel vuoto, sotto la pioggia metallica e silenziosa, nei riflessi di esplosioni lontane e fuochi accesi tremuli nelle chiese deserte o forse no, e ne contava rimirava i luccicanti riflessi sporgendosi dallo strapiombo della riva, guardava quelle gocce raggiungere la fine in basso, alla base dei pali biancastri. E poi alzandosi, camminava ridosso ai muri brulicanti di scritte a vernice fosforescente olografica (l’acqua è lontana) (secca ogni cosa) (questa, è la Città, DOPO!). Allunga una mano, confondendo frammenti artificiali della sua pelle nei riflessi della luce del laser olografico. Sente il deserto attorno. Segue con gli occhi il volo di un foglio di carta, senza interesse a raccoglierlo quanto a vederne la fine nell’abisso, laggiù. E poi la mattina, Il trionfo di nuovo del grigio-fallout sul nero, e la mattina non porta alcuna luce. Nessuna luce, nell’infinito dedalo di calli, occhi di persone sfuggenti, quasi a nascondere un storia, che rimane, muta, nelle pozze di riflessi violacei e incrostazioni saline, nel caos silenzioso della Città, dopo.